La domanda “sei attivo o passivo?” è un interrogativo comune nel sesso tra uomini, tanto da comparire immediatamente nelle chat e sulle dating app (ancora prima di chiedersi qualsiasi altra cosa sulla persona, purtroppo.. ma questo è un’osservazione per un altro articolo).
In apparenza è una scorciatoia pratica per capire la compatibilità. Tuttavia, per molte persone diventa anche una domanda su identità, autopercezione, status sociale, e psicologia erotica.
Con attivo (top) si indica di solito il ruolo inseritivo; con passivo (bottom) il ruolo ricettivo; versatile descrive chi vive entrambi i ruoli. Fin qui, tutto lineare. Il punto è che, nel mondo reale, questi ruoli spesso vanno oltre la mera meccanica del sesso: diventano una lingua per parlare di polarità, di identità, di potere, di appartenenza, di immagine.
Oggi con questo articolo voglio affrontare due temi:
- Se da una parte sicuramente per molti uomini la definizione di un “ruolo” aprioristico è visto come superato o limitante, specialmente legato alle meccaniche eteronormative dalle quali deriva, dobbiamo anche rispettare il fatto che per molte persone la polarità “ruolo chiaro e stabile” è desiderata, positiva e non percepita come limitante;
- Andremo a parlare anche di quando, invece, il ruolo diventa una maschera (indossata per pressione, paura, compiacenza) e inizia a generare attrito con il benessere della persona. Questo attrito, inizialmente ben gestito interiormente, può portare un uomo a vivere con un senso di vuoto, di tristezza e di solitudine che bisogna assolutamente evitare.
In breve — Il Ruolo nel Sesso tra Uomini
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Nel sesso tra uomini, attivo e passivo nascono come ruoli funzionali, ma spesso diventano marcatori identitari e sociali.
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Per molte persone la polarità (ruoli chiari, con inclusa più o meno implicitamente una componente dominante/remissivo) è desiderata, stabile e psicologicamente allineante.
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Per altre persone, la libertà sta nella fluidità di ruolo o nella versatilità, ovvero il sesso viene vissuto in modo più estemporaneo e con uno scambio equo nelle attività.
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Il problema non sono i ruoli, ma quando essi vengono assunti per pressione, paura o adattamento.
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Il role shaming esiste, soprattutto verso il ruolo passivo, e diventa psicologicamente rilevante quando viene interiorizzato.
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Il mental coaching aiuta a riallineare ruolo, desiderio e identità, senza imporre modelli “giusti”.
Indice dei contenuti
Prima distinzione: orientamento e comportamento non sono la stessa cosa
Nel 2025 è utile ricordarlo a chi è di una generazione o due indietro: sesso tra uomini non significa automaticamente “identità gay”.
Anche nei termini di salute pubblica e in clinica (che sono generalmente i più rigidi) si usa spesso il termine MSM (men who have sex with men) proprio perché descrive un comportamento, indipendentemente dall’etichetta identitaria: una persona può identificarsi eterosessuale e avere comunque rapporti con uomini, per le più svariate ragioni.
Se spostiamo l’orologio indietro al tempo degli Antichi Greci, questa distinzione tra eterosessuale e omosessuale non era nemmeno contemplata.
Questa distinzione cambia il modo di leggere la domanda “A o P?”. In un certo senso si; perché l’essere “uomini” non è denominatore comune che livella la differenza tra le persone; e quindi per alcuni uomini la versatilità è ovvia, mentre per alcuni altri è totalmente innaturale. E se ci si percepisci come esclusivamente omosessuali oppure no, ha una significativa impronta su questo tema.
Per alcuni uomini è un tassello identitario (“io sono così”). Per altri è solo una preferenza situazionale (“a me piace questo quando…”). Entrambe le posizioni sono legittime, finché restano coerenti con ciò che la persona desidera davvero, e finché non si impongono su chi ha un’idea differente.
Ruoli sessuali e polarità: quando “bipolare” è funzionale e desiderabile
Nelle dinamiche erotiche umane – in ogni cultura, non solo nella comunità gay – esistono da sempre polarità: guida/seguito, controllo/abbandono, dominante/remissivo, servitore/servito.
In alcuni casi queste polarità sono vissute in modo ludico; in altri hanno una struttura più marcata e ritualizzata, come nel power exchange consensuale (dominance/submission) tipico di molte pratiche BDSM.
Qui è fondamentale una chiarificazione che spesso viene ignorata: polarità non equivale a abuso, e non gli assomiglia nemmeno. Quando è consensuale, negoziata, reversibile e sicura, la polarità può essere una forma di piacere psicologico: è necessario pensare al kink, ai feticci e alla diversità del proprio panorama sessuale come a una grammatica del desiderio.
Molti uomini cercano il sesso tra uomini proprio perché consente, più facilmente, alcune configurazioni che altrove possono essere rare o più complesse da negoziare: ruoli netti, rituali, gerarchie erotiche, intensità di potere e “servizio” come linguaggio dell’intimità. Questo non è “sbagliato” né “inferiore”. È un profilo erotico, che non è poi nemmeno così “scelto”; ha a che vedere con chi siamo, e parte di chi siamo viene da dove veniamo, e come abbiamo assorbito il nostro panorama socio-culturale.
In altre parole: per alcune persone la demarcazione in comparti stagni (attivo/passivo; dom/sub; leader/follower) non è una gabbia. È casa. E’ molto importante imparare a rispettare sia chi desidera e ricerca queste dinamiche, che chi cerca la totale equiparazione in un rapporto.
Attivo e passivo non sono sinonimi di dominante e sottomesso
Muovendoci quindi dall’assunto che per molti uomini le dinamiche di polarità sono non solo desiderate, ma pienamente salutari, notiamo come questo spinga istintivamente ad un errore ricorrente, che è sovrapporre automaticamente:
- attivo = dominante
- passivo = sottomesso
In realtà si tratta di piani diversi a livello semantico, che anche se sono spesso consequenziali l’uno all’altro (ad esempio nella cultura occidentale di stampo tipicamente patriarcale), di per se indicano cose ben separate.
Attivo/passivo descrive un ruolo fisico (inseritivo/ricettivo).
Dominante/sottomesso descrive una dinamica di potere (chi guida, chi cede controllo, chi serve, chi è servito), che può esistere anche senza un approccio, per cosi dire, fallo-centrico.
È possibile infatti essere:
- passivi e dominanti (“power bottom” o passivo che guida ritmo, accesso e intensità)
- attivi e remissivi (inseritivo ma orientato al servizio del partner)
- versatili sul piano fisico e polarizzati sul piano del potere (switch, o ruoli alternati a seconda della scena)
Questa complessità è uno dei motivi per cui ridurre tutto a “chi è l’uomo e chi è la donna” è psicologicamente povero, oltre che umanamente insultante. Il sesso tra uomini permette combinazioni ben più articolate, perché prima di essere “sesso tra uomini”, è sesso tra persone.
Il punto clinico: quando il ruolo diventa identità (e quando non dovrebbe)
Un contributo utile viene dalla ricerca sui giovani uomini gay e bisessuali: le ideologie di genere e le aspettative sociali possono influenzare come le persone scelgono (o dichiarano) i ruoli sessuali, e come li usano per darsi un posto nel mondo.
Qui, però, bisogna evitare un’altra trappola: pensare che ogni identità di ruolo sia “falsa” o “imposta”. Non è così.
Ci sono almeno due modalità sane, e una sicuramente problematica:
Identità di ruolo integrata (scelta, stabile, coerente)
La persona sente che quel ruolo la rappresenta e lo vive con naturalezza. Non ha bisogno di giustificarlo né di difenderlo. È il caso di uomini che, da sempre, sentono piacere e allineamento nell’essere principalmente attivi o principalmente passivi, anche a livello psicologico (dominanza o abbandono, servizio o guida).
💡 Qui la “bipolarità” non è un’imposizione: è un asse preferenziale che fa parte della persona.
Ruolo come preferenza flessibile (non identitaria)
La persona non vuole definire se stessa tramite il ruolo. Alterna, esplora, o sceglie in base al partner e al contesto. Anche questo può essere completamente sano.
Il problema emerge in una terza modalità:
Ruolo come adattamento (compiacenza, paura, status)
In questa dinamica, la persona assume un ruolo per:
- sentirsi “più uomo” o “più desiderabile”.
- non perdere il partner
- rispettare un’immagine (“devo essere quello che…”)
- evitare il giudizio
- evitare un senso di incoerenza o perdere stima di se..
Qui il ruolo smette di essere genuina espressione erotica e diventa strategia difensiva, compromesso, e a lungo andare, non sentirsi apprezzati per come si è.



Conformità vs desiderio: il termometro dell’allineamento
Una domanda pratica, che rispecchia l’approccio pragmatico di Trans-Human Coaching®, è questa: osserva come ti senti dopo aver avuto un rapporto sessuale: il ruolo che hai vissuto ti ricarica o ti svuota?
E’ importante prendersi un momento e osservarsi, perché se dopo il sesso senti:
- centratura
- pienezza
- soddisfazione
- calma
- energia “pulita”
è probabile che ruolo e desiderio siano allineati.
Se però senti:
- irritazione
- delusione
- stanchezza “psichica”
- distacco
- senso di aver fatto “la cosa giusta”, ma che ti lascia un senso di vuoto
è possibile che tu stia pagando un costo di adattamento.
La ricerca qualitativa mostra che alcuni uomini modulano i ruoli per accomodare il partner o la relazione, e che questa flessibilità può essere vissuta come cura reciproca quando è scelta e bilanciata. Ma quando la flessibilità è unilaterale o non detta, la stessa dinamica diventa logorante.
Ancora più logorante è la situazione quando il ruolo non viene vissuto come flessibilità, ma come una dinamica legata alla necessità (“devo” fare cosi, “mi vogliono” cosi, se non facessi cosi non sarei apprezzato, scelto o addirittura amato…).
Role shaming: quando la comunità (o la tua mente) trasforma il ruolo in stigma
Il role shaming è la stigmatizzazione di un ruolo sessuale, spesso nella forma di bottom shaming. In letteratura recente viene descritto come vergogna e ansia associate al ruolo ricettivo, con impatti sul benessere sessuale che tendono purtroppo a presentarsi a distanza di anni.
Questo può presentarsi in due modi (molto spesso sono entrambi presenti, anche se il primo tende a condizionare il secondo):
Shaming esterno
Frasi denigratorie, esclusioni, tono di superiorità, stereotipi (“solo attivi”, “no passivi”, “uomo vero”, “ma dove sono finiti i veri maschi”, “quella è una passiva”…ecc.).
Non è un problema “di ruoli”: è un problema di cultura relazionale. E molto spesso, questi commenti sono fatti proprio da coloro che hanno più paura di vivere una sessualità libera e completa.
Shaming interiorizzato
Essere esposti a questo tipo di cultura nella fase di esplorazione della proprio sessualità e nelle prime fasi di inserimento in qualsiasi comunità, genera uno shaming interiorizzato. Qui la faccenda è più complessa: la persona desidera un ruolo ma lo vive come se fosse una prova di inferiorità, un fallimento, come dimostrato dallo shaming esterno al quale è stato esposto. Allora:
- lo nasconde e a volte lo vive solo in segreto (incontri anonimi, profili online senza immagini..)
- lo compensa con una maschera iper-machista
- lo vive con ansia
- oppure si forza nel ruolo opposto per non sentirsi “in difetto”
Attenzione: dire questo non significa negare l’esistenza di uomini attivi e uomini passivi in toto. Esistono molte altre sfumature, più vicine alla verità. Esistono uomini che attraverso diverse fasi della vita, nelle quali un desiderio e una fonte di piacere è più predominante dell’altra. Di fatto, capiamo tutti di essere potenzialmente bisessuali, potenzialmente versatili, e potenzialmente qualsiasi cosa che la nostra mente desideri.
Quindi, esiste la coppia che vive il ruolo senza neanche pensarci, la coppia che ama invece avere determinati ruoli ma solo nel momento del sesso, come anche una coppia può essere polarizzata (dominante/remissivo) e al tempo stesso comunque profondamente rispettosa, nutriente e stabile.
Lo shaming nasce quando la polarità viene usata come metrica del valore umano, e deriva solo dalle paura a nostra volta interiorizzate.
E se io voglio ruoli rigidi, servizio e potere? È “sano”?
La risposta clinica utile non è morale, è strutturale: è sano quando ci sono consenso, negoziazione, sicurezza e beneficio reciproco.
Molte analisi contemporanee del BDSM SSC e del power exchange lo descrivono come un campo in cui il consenso è centrale e la dinamica viene definita da confini e accordi; in ambito accademico si discute anche di motivazioni psicologiche, regolazione emotiva e significati del consenso.
In più, la distinzione “top/bottom” nel BDSM non coincide sempre con “dominante/sottomesso”, ed inoltre la psicologia del ruolo può essere indipendente dalla vita/identità quotidiana: una persona può essere leader nel lavoro e desiderare abbandono e servizio nel sesso (o viceversa). Questo non è incoerenza: è una forma di regolazione del quale parlerò volentieri in un altro articolo.
Allora chi è “versatile”, davvero?
La definizione di versatile è molto semplice e lineare:
- Sei versatile quando il tuo piacere include naturalmente entrambi i ruoli, e li vivi senza frizione identitaria.
- Sei “versatile per adattamento” quando cambi ruolo perché temi conseguenze (rifiuto, giudizio, perdita).
- Sei “versatile per ricerca” quando stai esplorando e vuoi capire dove stai davvero.
La versatilità è un ottimo segno quando è scelta, ed è da considerare una dinamica da evitare solo quando senti che ti pesa, quando senti che non sei visto e apprezzato per come ti senti di essere, e quando rappresenta un limite anziché uno strumento di libertà.



Mental coaching: come si lavora su attivo/passivo senza ideologia
Diciamo che tu stia attraversando da poco (o come spesso accade, da molto tempo) una condizione di scarsa sintonia tra quello che fai, come ti senti e quello che senti di essere. Diciamo che senti di avere già diverse risposte dentro di te, ma ti trovi ancora bloccato in questa situazione che ti sta consumando. Come funziona il rapporto con un Sex Coach in questo senso? Come si svolge il lavoro e a cosa porta?
Il lavoro utile, di solito, passa per quattro snodi:
1) Mappatura del desiderio reale
Non “cosa fai”, ma “cosa ti eccita davvero”.
E soprattutto: cosa ti eccita quando ti senti libero, non quando ti senti osservato.
2) Separare ruolo e valore
Se il ruolo è identità, va bene. Se è vergogna, no.
La domanda non è “chi è giusto?”, ma “chi sei tu quando smetti di difenderti?”.
3) Comunicazione e negoziazione adulte
Ruoli chiari non significano comunicazione povera. Anzi: più la polarità è intensa, più serve precisione (confini, rituali, consenso, aftercare).
4) Scelta consapevole della struttura
Alcune persone stanno meglio con ruoli stabili; altre con flessibilità.
Il coaching porta a una scelta intenzionale: “questa è la mia struttura erotica, e la gestisco con competenza”.
Attraverso questi “pilastri” di lavoro, si giunge assieme alla scelta e creazione di strategia pratiche per iniziare ad uscire dalla situazione di stallo, affrontando assieme anche gli eventuali ostacoli, e riappropriandosi della propria identità sessuale.
Conclusioni
La domanda “sei attivo o passivo?” è una scorciatoia solo in superficie. Sotto, spesso parla di identità, polarità, potere, immagine, vergogna, libertà.
Per alcuni uomini, la demarcazione netta dei ruoli è desiderata e positiva: una forma di ordine interno, un linguaggio erotico naturale, un asse psicologico stabile. Per altri, la libertà sta nella reversibilità e nella sperimentazione libera della comunicazione erotica tra i partner.
Non esiste un modello universalmente superiore.
Esiste una sola discriminante veramente clinica: l’allineamento tra desiderio e comportamento.
Quando il ruolo è scelto, il corpo si rilassa.
Quando il ruolo è recitato, prima o poi la mente presenta il conto.
Domande Frequenti sull’essere attivo o passivo
Essere passivo significa essere meno maschile?
Di per sé, no. Il ruolo sessuale non misura mascolinità, forza o valore personale. È una preferenza erotica, di per sé. Però per alcune persone è desiderabile essere meno maschile, e sentire un allineamento alla propria femminilità anche e per via del ruolo che si esprime sessualmente; così come molti partner preferiranno proprio sentire il partner come più femminile, anche in funzione del loro ruolo sessuale.
In altre parole, la vera domanda non è chiedersi se un gesto o una scelta ti rendono più o meno maschile; la domanda è: come mai è importante? Perché te ne preoccupi? E che cosa ci sarebbe di male?
È sano desiderare ruoli rigidi e polarizzati?
Sì, se sono scelti, consensuali e allineati. La polarità può essere una struttura erotica stabile e positiva. Qualcosa diventa non sano quando ci impedisce di esprimere affettività, lavorare per il benessere nostro e del nostro partner, o quando non guardiamo più ai potenziali partner come persone, ma come ad un e-commerce dei ruoli e delle fantasie sessuali usa e getta.
Attivo e dominante sono la stessa cosa?
Per molti si, ma non per tutti. A seconda del background culturale di ciascuno di noi, le combinazioni e ideologie possono essere differenti. Esistono anche gli uomini esclusivamente attivi, ma totalmente remissivi e desiderosi di sottomissione erotica.
Se mi adatto sempre al ruolo del partner, è un problema?
Dipende. Se è una scelta reciproca e temporanea, no. Se è costante e unilaterale, può generare frustrazione. Idealmente, una persona con la quale scegliamo di essere intimi dovrebbe apprezzarci esattamente per quello che siamo ed esprimiamo.
Non siamo supporti vitali per le fantasie e le aspettative degli altri.
Cos’è il bottom shaming?
È la svalutazione del ruolo passivo, spesso associata a stereotipi di inferiorità o debolezza. Esprime una profonda omofobia (esteriorizzata o interiorizzata), e per quanto non abbia alcuna logica (come potrebbe esserci sesso tra uomini se non ci fossero entrambe le polarità?) condiziona profondamente tantissime persone.
Posso essere etero e fare sesso con uomini?
Ma certo. Il comportamento sessuale non coincide automaticamente con l’identità sessuale.
Non sei etero e non sei gay, sei prima di tutto una persona, e poi sei un uomo. Un uomo che fa quello che vuole, con chi vuole, nella misura che vuole, per le sue motivazioni.
Siamo tutti diversi.
Perché alcuni uomini evitano il ruolo che desiderano davvero?
Innanzitutto l’idea che ci facciamo del prossimo, e come si svolga realmente la loro vita, sono due cose diverse. La maggior parte degli uomini che si dichiarano pubblicamente attivi fanno anche sesso da passivi, e la maggior parte degli uomini passivi hanno anche esperienze opposte. Generalmente comunque, si nasconde o si evita il ruolo realmente desiderato per pressione sociale, paura di perdere status, vergogna interiorizzata o bisogno di compiacere.
Come capisco se il mio ruolo mi rappresenta davvero?
Osserva due cose:
– il dopo: dopo aver avuto un rapporto sessuale, come ti senti? Se senti centratura e pienezza, esse indicano allineamento; svuotamento e irritazione indicano più spesso adattamento.
– pensa a quando dai piacere a te stesso/a: quale situazione mentale ti accompagna nel momento dell’amplesso? Quali immagini e dinamiche si liberano e ti liberano in quel momento? Poi chiediti: questo è allineato con il ruolo sessuale che stai vivendo?
In cosa aiuta il mental coaching su questi temi?
Aiuta a distinguere desiderio autentico da condizionamento, migliorare la comunicazione (sia con i partner, che il tuo dialogo interiore) e affrontare le paure che ti tengono bloccato/a in una situazione di stallo, che evidentemente, comincia a starti stretta.




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